Leonardo da Vinci



Milano 1495, Ludovico il Moro, governatore della città, commissiona a Leonardo da Vinci un'opera per abbellire il refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie.

Chissà se Ludovico Sforza o il Bramante, altro genio dell'arte incaricato di supervisionare i lavori, abbiano presagito fin da subito che stavano assistendo alla nascita di un capolavoro che avrebbe ammaliato e fatto discutere l'intero mondo per secoli..

La Chiesa di Santa Maria delle Grazie è stata, infatti, inclusa tra i patrimoni dell'umanità protetti dall'Unesco e miliardi di visitatori si sono avvicendati di fronte all'Ultima Cena, uno degli affreschi più celebri del pianeta per una molteplicità di ragioni.

I diversi lavori di restauro, purtroppo inevitabili, ed i significati simbolici, presunti o reali, hanno contribuito a porre l'affresco di Leonardo al centro di una miriade di discussioni, come se l'opera di per sé non fosse sufficientemente sorprendente?

In primo luogo il geniale Leonardo, sperimentatore indomito, ha impiegato un'innovativa tecnica, utilizzando tempera su gesso per celebrare l'episodio saliente della vita di Gesù, ed in ragione di ciò non sarebbe nemmeno corretto definirlo un vero e propri affresco?

Al di là del la tecnica vi è la magia che scaturisce dal Cenacolo, un'opera in grado di trasmettere un'intensità eccezionale, nonostante il trascorrere feroce del tempo.

Al centro della scena vi è Gesù, accomodato alla tavola apparecchiata per il momento del commiato. Gesù è raffigurato con le braccia aperte ed un'espressione di serenità, o di rassegnazione, disegnata sul volto.

Forse presagiva il tradimento che a breve si sarebbe materializzato ed era rassegnato a ciò, oppure si mostrava disposto a perdonare Giuda Iscariota ancor prima che mettesse in atto il suo infausto piano.

Alla tavola siedono anche gli altri protagonisti dell'universalmente noto episodio narrato nel Vangelo di Giovanni. Alla sinistra di Gesù vediamo Guida, che tiene stretta la borsa con le monete, e Giovanni con la dolce testa piegata verso Pietro.

Colui che era destinato a diventare il primo Papa ha in mano un coltello, mentre Filippo è in piedi, concentrato a parlare.

Gli apostoli sono tesi, i loro volti trasudano emozione, paura, senso di colpa, ma nel mezzo siede Gesù che sembra volerli rassicurare donando loro serenità.

La medesima serenità che coglie i visitatori, provenienti da ogni nazione del mondo, di fronte al Cenacolo di Leonardo.